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Magazzino: Sherlock Holmes  
Autore: s_3ves
Pubblicato: 7/7/2004
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Speciale Sherlock Holmes A volte ritornano. La lunga vita di Sherlock Holmes

Pastiche: «Imitazione dello stile, della maniera di scrivere di un autore, di un artista». Dopo la morte dell'autore, numerosi autori si sono sforzati di continuare le avventure di Sherlock Holmes, alla maniera di Conan Doyle.
In Francia, in particolare, René Réouven ha prodotto numerosi eccellenti pastiche.
Apocrifo: «Si dice di un testo che non è ammesso nel canone biblico ebreo o cristiano». In maniera simile, si parla di «Canone holmesiano», che ammette soltanto 4 romanzi e 56 novelle. Ogni altra avventura che metta in scena Sherlock Holmes è apocrifa.
In www.sshf.com
[trad. dal francese di S_3ves]



Come sicuramente saprete - se siete holmesiani - il grande Sherlock non è morto ma, come tanti altri personaggi letterari davvero riusciti (da Dracula al mostro di Frankenstein), è divenuto una creatura dell'immaginario collettivo e rivive periodicamente sulla carta, sullo schermo, in numerosi giochi di società e di ruolo e, negli ultimi anni, soprattutto in Internet.

Holmes ha tentato un sacco di gente - scrittori di genere fantastico e poliziesco, ma non solo - che lo hanno reso protagonista di godibili pastiche e di avventure apocrife, a cominciare da Adrian Conan Doyle, figlio di Arthur, al quale, tuttavia, mancava quel quid impalpabile - una specie di ammirazione, o di affetto, per il personaggio - che Arthur sapeva infondere nei racconti. Gli «apocrifi holmesiani» (così definiti per distinguerli dal «canone», cioè i quattro romanzi e i 56 racconti scritti da Conan Doyle) sono ormai decine di migliaia, un vero e proprio genere letterario. Ovviamente il nuovo autore che si cimenti nell'arte difficilissima del resuscitare i morti deve andarci molto cauto; proprio per l'amore che portano al loro personaggio, i lettori appassionati non tollerano delusioni o tradimenti: una versione incoerente o banale, priva di quelle peculiarità che contraddistinguono l'originale, uno stile inadeguato… pecche simili li disgustano e li rendono furenti.

Le associazioni che si occupano di conservare il canone, accettare, sconfessare e diffondere apocrifi sono almeno 700 e i siti dedicati a Holmes più di 112 mila In Italia esiste, tra l'altro, l'associazione Uno studio in Holmes, nata a Firenze nel 1987 (centenario della prima avventura del detective), affiliata ai Baker Street Irregulars di New York, che pubblica The Strand Magazine, bollettino semestrale di articoli, recensioni, apocrifi. Il suo sito http://soalinux.comune.firenze.it/holmes.htm, gradevole e ben organizzato, presenta eventi, offre notizie per holmesiani, bibliografia e racconti apocrifi. Ulteriori informazioni sugli apocrifi holmesiani nell'articolo di Dario Olivero pubblicato da «Repubblica» del 22 ottobre 2002 e in rete (con ulteriori link) all'indirizzo:

http://www.repubblica.it/online/spettacoli_e_cultura/holmes/holmes/holmes.html

Su Sherlock Holmes esistono fondamentalmente due teorie:

- La versione ortodossa, molto conosciuta ma poco affidabile, secondo la quale un certo Arthur Conan Doyle visse tra il 1859 e il 1930, studiò medicina e «inventò» il personaggio di Holmes, ispirandosi a un suo docente di medicina legale. Dopo alcuni romanzi l'autore decise di liberarsi del suo personaggio facendolo sparire in un duello mortale con il suo arcinemico professor Moriarty. Sommerso di lettere di protesta dei lettori, Conan Doyle dovette resuscitarlo e continuò per decenni a scrivere di Holmes. Si mormora che fosse anche l'autore della beffa di Piltdown, cioè del famoso cranio ritenuto per molti anni un antico fossile di ominide e risultato poi un rozzo falso.

- La seconda teoria, quella «vera», invece, è un'altra: Conan Doyle è semplicemente lo pseudonimo con cui il dottor Watson, amico e compagno di avventure di Holmes, preferiva firmare i resoconti delle loro avventure.

Vero o letterario che fosse, Sherlock, nacque il 6 gennaio 1854 e, dopo le prime indagini condotte da solo, incontrò Watson nel 1887. I due condivisero per molti anni la casa di Baker Street, benevolmente accuditi da quella perla di governante della signora Hudson. Seguirono molte indagini di successo e molte avventure vissute in tutta Europa.

Grazie al disinteressato e generoso lavoro di indagine di altri autori, noi holmesiani continuiamo a scoprire episodi e lati della personalità di Holmes che Conan Doyle, per mancanza di tempo o per scrupoli vittoriani non ci aveva rivelato: abbiamo così potuto conoscere il cocainomane (1), il mistico (2), l'appassionato di pugilato (3), il valido interlocutore di Einstein (4), l'appassionato di samba (5) e persino lo studioso di UFO (6); ognuno di loro è una possibile e verosimile versione di Sherlock Holmes, in qualche modo in armonia – o almeno compatibile – con quella originale.

Ricostruendo ciò che il suo padre letterario ci ha taciuto, oggi sappiamo che, durante uno dei suoi viaggi, Holmes si innamorò - forse per l'unica volta in vita sua - di una splendida attrice. Secondo informazioni riservate acquisite dopo la morte di Conan Doyle, da questa relazione nacque un figlio in tutto degno del padre: Nero Wolfe (7). Nel 1906 Holmes decise di ritirarsi in campagna, nel Sussex, dove si dedicò all'apicoltura e dove contribuì, insieme con Watson e con qualcuno che - tanto per creare confusione - pretendeva di chiamarsi Conan Doyle, a costruire, non per beffa ma per serissimi motivi di sicurezza mondiale, il cranio di Piltdown. Occasionalmente e nonostante l'età avanzata, Holmes fu incaricato di «dare una mano» a polizia e servizi segreti a risolvere discretamente «casi» molto delicati.

Non essendo mai stata notificata la sua morte, è probabile che il detective continui a lavorare nell'ombra, aiutando a sbrogliare le matasse più intricate, come nel caso del Millenium Bug (8).

Posso aggiungere che Sherlock Holmes contribuì - se non proprio a risolvere - certo a imprimere una direzione ben diversa al caso di Jack lo Squartatore (9), a combattere i marziani (10) e a scongiurare - in maniera molto particolare - un'invasione del pianeta (11). E assicurarvi che era abile nelle deduzioni e affascinato dai misteri già quando frequentava il college: conobbe Watson, allora uno studentello imbranato, proprio risolvendo un caso scabroso che segnò per sempre la sua vita (12).

Corre voce che Holmes abbia anche incontrato Dracula, forse qualche holmesiano ben informato può dare notizie in proposito. I due personaggi, pardon le due persone (o quello che sono diventate nel frattempo), sono una all'altezza dell'altra, quindi un eventuale scontro – o collaborazione, con gente così non si sa mai – dovrebbe riservare gustose sorprese.

Se poi nessuno ne sapesse niente… Potrei condurre una piccola indagine in proprio quando, fra un po' di anni, anch'io come Holmes mi ritirerò a vita privata (ma non ad allevare api, per carità!). Qualcuno è disposto a dare una mano?

Nell'attesa, oltre a raccomandarvi di provare a rintracciare sulle bancarelle un paio di chicche ormai fuori catalogo, posso vi consiglio alcune avventure apocrife di Holmes che forse non conoscete ancora.

Arthur Conan Doyle

Il Mastino dei Baskerville

Mondadori «Romanzo Giallo» 2001

Non più in catalogo

È un'edizione che presenta alcuni motivi d'interesse: la traduzione di O. Del Buono, le illustrazioni di epoca vittoriana, i disegni che nel tempo hanno accompagnato i volumi di Conan Doyle e alcuni fotogrammi dei tanti film su Sherlock, con interpreti famosi come Basil Rathbone, Peter Cushing, Christopher Lee, Jeremy Brett.

Il romanzo è annotato da una folla di esperti (L. Arruga, S. Bartezzaghi, M. Brusatin, A. Faeti, Fruttero & Lucentini, A. Pinketts) nei quali il lettore inciampa inesorabilmente ogni paio di pagine, talvolta ringraziandoli (Bartezzaghi e Faeti, soprattutto), talvolta guardandosi intorno – esasperato come Pinocchio alle prese con il grillo saggio – alla ricerca di un martello, di gomma, magari, per non produrre danni permanenti… (S_3ves da LN 18, estate 2001).

Arthur Conan Doyle

221B Baker Street. Sei ritratti di Sherlock Holmes

cura e trad. Alessandra Calanchi, Testo a fronte

Marsilio, Letteratura universale, 2001, pp. 376

Non più in catalogo

Quando si dice la passione… Alessandra Calanchi ha raccolto e tradotto questi sei «ritratti», di cui uno, Lacriniera del Leone, curiosissimo e poco noto, fatto dalla viva voce del grande Holmes. Le sei vicende furono scritte da Watson (pardon, da Conan Doyle) nell'arco di più di tre decenni, dal 1891 al 1926 e comparvero tutti sullo «Strand Magazine», tranne l'ultima, quella «scritta» da Holmes, che fu stampata per la prima volta su «Liberty».

Tutte le inchieste della raccolta sono già note in Italia agli holmesiani DOC, perché riproporle, allora? I motivi d'interesse del volume sono molti: innanzitutto le sei storie non sono mai state pubblicate tutte insieme, ma qua e là, su volumi collettanei spesso edizioni ridotte dei racconti, e ora difficilmente reperibili perché fuori commercio. Grazie al testo a fronte, poi, i fan del duo di Baker Street possono gustarsi i racconti direttamente in inglese, nello stile molto piano e accessibile di Conan Doyle. Le note della curatrice propongono interpretazioni interessanti del rapporto Holmes-Watson e illuminano aspetti non secondari della personalità dell'autore: «I cinque semi d'arancia introduce senza mezzi termini un complesso discorso sullo schiavismo, sui negroes […] sul Ku Klux Klan […] seppur giocato con consumato candore sulle pagine dello «Strand», [è] un segno da non sottovalutare». Ugualmente non razzista (e non misogino, nonostante la sua fama) si mostra l'investigatore in Un vampiro del Sussex, dove la donna esotica e passionale, sospettata di essere nientemeno che un vampiro, si rivelerà… basta, se scrivo una parola in più vi rivelo il finale: comunque vi rimando alla nota n° 17, p. 363 della raccolta. Il problema finale e La casa vuota ripropongono il duello classico tra Holmes e il Nemico; nel primo, Holmes muore precipitando in una cascata avvinghiato in un abbraccio mortale con Moriarty; nel secondo, di qualche anno posteriore, l'autore «risuscita» Holmes per consentirgli di sconfiggere il luogotenente di Moriarty, pessimo soggetto quanto il suo boss. L'investigatore morente è forse il racconto meno brillante, ma offre spunto a Calanchi per una digressione sul concetto letterario di malattia. La criniera del Leone è bizzarro e vi consiglio di leggerlo, se non altro per confrontare lo stile di Holmes, che Conan Doyle non ha mancato di diversificare dalla voce abituale di Watson (S_3ves, da LN 15 autunno 2000).

Jo Soares

Un samba per Sherlock Holmes

Einaudi «tascabili», 2001, € 8,78

Trad dal portoghese di Daniela Ferioli
Soares, attore e drammaturgo, ha esordito nella narrativa con un pastiche di alto livello che rivela mano sapiente e grande senso del ritmo, oltre che amore per il personaggio di Conan Doyle.

Su consiglio dell'amica Sarah Bernardt, Holmes – ancor giovane ma già un mito per chi si occupa di crimini – viene chiamato alla corte di Pedro II del Brasile per indagare su uno strano furto.

A Rio il detective sbalordisce tutti con un eccesso di deduzioni lambiccate che si rivelano esatte solo e sempre per i motivi sbagliati, inciampa in una serie di omicidi a sfondo sessuale, conia neologismi come «serial killer», si esibisce con strabiliante perizia insieme con i miglior musicisti della città, partecipa ai riti del Candonblé, inventa la bevanda nazionale brasiliana e s'innamora, corrisposto, di un'ardente mulatta.

Soares ricicla nel suo gioco letteralmente di tutto: aneddoti tipici dei club inglesi, usi e passioni dei connazionali, riti Yoruba e vicende politiche ottocentesche, illuminando gli angoli più riposti della vita di Holmes. Il lettore viene trascinato senza tregua dall'ambiente un po' provinciale della Corte ai locali di Rio dove dandy raffinati, cortigiani, rivoluzionari e infami arnesi della reazione si incontrano per discutere di arte e letteratura e dove si intrecciano in maniera insospettata le strade di personaggi reali come Machado de Assis e di fantasia, come il precursore di Hannibal the Cannibal.

Un libro raro, spassoso e intelligente che dimostra, fra l'altro, come Holmes, sintesi in chiave minore della filosofia positivista e della visione del mondo borghese, si proietti oltre le intenzioni del suo creatore, reggendo con disinvoltura riletture e parodie anche a distanza di un secolo. (S_3ves da LN 0, inverno 1996).

Al sito http://www.sshf.com/index.php3?dir=fr/holmeso/filmo&file=ci_xango troverete informazioni e immagini del film brasiliano O Xango de Baker Street (©Columbia TriStar Films), tratto dal libro di Soares.


Geoffrey A. Landis

Lo strano comportamento delle vespe

in Quando gli alieni invasero la terra a cura di P. Nicolazzini, Nord, Milano 1996

… Un inconsueto Sherlock Holmes conduce fino alle conseguenze estreme la propria leggendaria misoginia (per un buon fine, ovviamente,) salvando la terra e, per buona misura, risolvendo il mistero dell'identità di Jack the ripper. (Melania Gatto da LN 1, primavera 1997)

Enrico Solito

Sette misteri per Sherlock Holmes

Hobby & Work, 2000, € 8,50
Non si tratta di semplici calchi ma di sette apocrifi rispettosi, che evocano con mano lieve le atmosfere dei «veri» casi di Sherlock e che ci restituiscono un Holmes vivo, sottilmente diverso benché fedele a se stesso, come diversi diventiamo tutti, con il trascorrere degli anni. Molto carino il primo «caso», nel quale Holmes insegna i trucchi del travestimento e della recitazione a un Irregolare dal talento eccezionale, di nome Charlie Chaplin. Gli ultimi tre racconti sono già stati pubblicati nel 1995 da Biblioteca delVascello (Uno studio in Holmes, pp. 144) ma l'attuale editore ha «dimenticato» di segnalarlo. Tra questi vi ricordo il bel L'uomo di Piltdown dove Holmes abbandona le sue api per aiutare a salvare il mondo, ma soprattutto per vivere un'ultima avventura, esorcizzare la vecchiaia imminente e la fine del gioco.

Enrico Solito

L'avventura del minatore mattiniero

in http://soalinux.comune.firenze.it/holmes.htm

Scaricabile dal sito, è un racconto ben riuscito, un altro esempio di come l'autore sappia rispettare il personaggio senza imbalsamarlo, ma anzi offrendogli occasioni di cambiare. Il detective - che si autodefinisce «leale suddito della Corona» - per servire la verità aiuterà il Sindacato Minatori contro gli avidi soci di una Società Mineraria, facendo sborsare ai «padroni» (come si diceva un tempo) un onorario particolarmente esoso e, per buona misura, sconfiggendo il campione dei minatori in un entusiasmante incontro di boxe.

Due dichiarazioni da culto:

«Caro Holmes, ma si rende conto che accettando questo caso lei rischia di fare il giuoco dei laburisti?»

«E allora? Di chi farei il giuoco se non lo accettassi? No Watson, non cado in trappole siffatte. Io tiro dritto alla verità, senza guardare in faccia nessuno, sotto qualunque bandiera si protegga»

«Dieci riprese van bene?»

«Lei ha voglia di scherzare, signor Holmes: questo non è un gioco da signorine. Io sono il campione locale»

«Allora van meglio quindici»

Evvai! (S_3ves da LN 15 autunno 2000)

Non c'è dubbio che Sherlock Holmes, in maniera più o meno consapevole, applichi il cosiddetto «metodo scientifico», anche se le sue brillanti «deduzioni» sono frutto anche di intuizioni, ossia esperienze di «illuminazione» che gli consentono di collegare istantaneamente aspetti del reale e informazioni apparentemente lontanissime fra loro.

Non stupisce, quindi, che qualcuno abbia esplorato questa somiglianza di metodo tra indagine alla Holmes e ricerca scientifica, mettendo Holmes a confronto con personaggi e «misteri» del mondo scientifico.

Colin Bruce

Sherlock Holmes e i misteri della scienza

R. Cortina «Scienza e idee», Milano, 1997 € 22,00

Non è certo la prima cosa che venga alla mente leggendo i resoconti di Watson delle brillanti indagini del suo amico Holmes, ma il detective di Baker Street vive e indaga in anni (1850-1930) estremamente interessanti per la fisica, un periodo nel quale l'avvento della meccanica quantistica e delle sue implicazioni provoca un cambiamento di prospettiva tale da influenzare la nostra concezione del mondo, ossia quello che si chiama un cambio di paradigma.

Forse il Mr Holmes originale – la fantascienza direbbe il «prototipo», o meglio ancora il «numero 1» – non se ne dava per inteso, ma da lui sono stati clonati tanti altri Holmes, geneticamente uguali ma assai differenti per esperienze vissute. Il clone di Colin Bruce ha la fortuna, o la sventura, di conoscere sin dalle prime indagini un altro personaggio inventato da Conan Doyle (che, non dimentichiamolo, fu anche autore di fantascienza), ossia il professor Challenger dell'Imperial College di Londra. Scienziato geniale, irascibile e testardo, Challenger, in un viaggio memorabile raccontato da Conan Doyle in Il mondo perduto, scoprì sulle Ande, un altopiano popolato di dinosauri e ricco di flora cretacea.

Dal momento dell'incontro fra Holmes e Challenger, la tranquilla casa della signora Hudson diventa un covo di scienziati d'avanguardia che, a ogni ora del giorno e della notte, corrono a consultare Holmes o a chiacchierare di atomi, della natura sfuggente della materia, di paradossi relativistici. Nemmeno Mycroft Holmes, il fratello furbo di Sherlock Holmes, perfino più eccentrico e misogino dell'investigatore, che per mestiere e per vocazione fa l'eminenza grigia del Foreign Office, si salva dalla febbre della nuova fisica, e, anzi, escogita una serie di esperimenti mentali, uno più affascinante dell'altro, basati sul paradosso del gemelli.

MA Holmes e Watson non dimenticano la loro attività di detective. Così, ognuno dei casi scientifici prende il via dall'indagine poliziesca: delitti inspiegabili, strani suicidi, sabotaggi apparenti. La fantasia di Bruce è pari alla sua competenza di divulgatore, così incontriamo un ricco broker americano alla ricerca di un modo per far viaggiare le notizie riservate sull'andamento della borsa a velocità iperluce, degli anarchici che riescono a produrre una bomba atomica, uno scommettitore scioperato che vince una scommessa in un universo alternativo (ma la perde, insieme alla vita, in tutti gli altri universi paralleli). C'è persino una misteriosa, bellissima donna che affascina Holmes non solo per le sue peculiari conoscenze in campo quantistico. E c'è – poteva mai mancare? – il gatto, anzi la gatta, di Sroedinger, Henrietta, nutrita e accudita dalla signora Hudson.

Un libro da non perdere. Anche per non dimenticare questa saggia dichiarazione di Holmes: «Non cada mai nell'errore di pensare che argomenti di questo genere e importanza possano essere lasciati completamente nelle mani degli scienziati […] vi sarà sempre bisogno di persone […] con i piedi ben piantati in terra e capaci di resistere al canto di sirena del sofisma. In queste ricerche vi sarà sempre spazio per persone come lei e come me».

Naturalmente, per non lasciare «queste cose» nelle mani dei soli scienziati, occorre che i cittadini possano disporre di buona divulgazione scientifica, come quella scritta da Colin Bruce. (S_3ves da LN 5, primavera 1998)

Alexis Lecaye

Einstein e Sherlock Holmes

Hobby & Work, 2002, ed. or. 1989, pp. 276, € 15,50

trad. dal francese di Martina di Febo

Sherlock Holmes è – insieme all'inseparabile Watson, naturalmente – uno di quei personaggi letterari venuti talmente bene al loro autore da essergli, in un certo senso, scappati di mano. Da molto tempo, Holmes è proprietà comune dei lettori. Di solito questa forma particolare di successo è un guaio, per il personaggio non meno che per l'autore: entrambi sono destinati a ripetersi con poche variazioni, perdendo quello che gli umani chiamano libero arbitrio e che in ambito letterario significa la possibilità di sperimentare (e questo vale per l'uno e per l'altro) nuovi punti di vista, di maturare una diversa visione del mondo. Ma qualche volta autore e personaggio sono particolarmente fortunati e possono continuare a «lavorare» insieme senza perdere il diritto a cambiare. Così, per la consolazione dei lettori affezionati, certi personaggi possono sopravvivere all'autore o alla sua disaffezione, com'è accaduto a Nero Wolfe, risuscitato dalla discreta penna di Robert Goldsborough. O, in ambito fantascientifico, al viaggiatore de La macchina del tempo di H. G. Wells, grazie all'ispirazione sobria ma visionaria di Stephen Baxter. È buffo come questa sorte sia toccata soprattutto a personaggi di autori ottocenteschi: pensate a Dracula, oppure al capitano Nemo o ancora a un altro personaggio di Jules Verne: Phileas Fogg, il protagonista de Il giro del mondo in ottanta giorni, che è stato ripreso persino dall'autore di fantascienza Philip J. Farmer. Sul fronte del Novecento, così su due piedi, mi viene in mente soltanto il Dekart di Blade Runner, ripreso oltre che da K. W. Jeter – e in modo non proprio felice – anche orecchiato da decine di autori minori ed esordienti, sempre in debito con il personaggio cinematografico e poco o nulla con quello letterario – ben diverso – di Dick. […]

Per natura, Sherlock Holmes è un anarchico individualista, ama la speculazione mentale ma la esercita in un campo ristretto, pur se in maniera molto acuta; non si interroga sul significato profondo dell'esistenza umana ed è più interessato al «come» di un certo comportamento umano aberrante, che al «perché». In compenso è un curioso, ben disposto ad affrontare qualunque discussione pur di ammazzare la noia, e – pregio tutt'altro che secondario per un figlio dell'Inghilterra vittoriana – non è moralista, non giudica. Insomma, è il personaggio ideale per chi volesse fargli incontrare altri personaggi – reali questa volta – della sua epoca o degli anni immediatamente successivi, utilizzando quell'immunità letteraria che consente a chi scrive di raccontare anche storie impossibili, purché lo faccia bene e le renda verosimili.

Probabilmente sono stati proprio questi pregi – oltre che l'amore per il personaggio – a tentare Alexis Lecaye, autore di Einstein e Sherlock Holmes (oltre che di Marx e Sherlock Holmes, che credo non sia stato ancora pubblicato in Italia).

Questa volta il primo a scendere in campo non è Sherlock ma il dottor Watson, una buona scelta narrativa che aumenta le aspettative dei lettori e protegge l'autore da eventuali goffaggini. Il buon dottore viene spedito a Berna, da un Holmes già ritiratosi in campagna ma inafferrabile come sempre, a indagare sull'omicidio cervellotico di uno pseudoscenziato interamente votato alla ricerca sul moto perpetuo. Sospettando che in realtà Holmes voglia sbarazzarsi di lui e condurre a termine misteriosi traffici privati con una donna ancora più misteriosa, Watson ha la testa altrove e non alza quasi lo sguardo quando sul ponte del traghetto per Dieppe incontra un gruppo di rivoluzionari russi raccolti attorno al loro giovane capo: un tizio dal viso molto particolare, se vogliamo: calvo, occhi stretti e obliqui, naso camuso, barbetta corta…

Ovviamente gli strani compagni di viaggio giocheranno una parte non secondaria nell'indagine, durante la quale Watson non soltanto incontrerà la misteriosa amica di Holmes ma anche gente curiosa come un certo Mussolini, giovane socialista romagnolo (ridotto a una macchietta), e un simpatico Einstein ancora impiegato all'ufficio brevetti di Berna ma già completamente assorbito dalla teoria della relatività, un argomento che il detective non si lascerà sfuggire, dando s'intende, qualche modesto contributo. Con l'aiuto di Einstein l'indagine verrà portata a termine: Holmes giungerà alla soluzione come al solito per via deduttiva, anche grazie alle sue discrete conoscenze di termodinamica; anche Watson riuscirà a venirne a capo, ma in maniera decisamente meno elegante e intellettuale. Del resto, come in altre celebri coppie investigative (in primis Nero Wolfe e Archie Goodwin), Watson è soltanto metà del duo: il braccio, non la mente…

Il romanzo è una lettura discreta, talvolta diverte davvero e nell'insieme non annoia. L'idea di accostare Holmes a un «personaggio» così particolare come Einstein, facendoli incontrare sull'unico terreno che possono avere in comune, il metodo d'indagine, è decisamente geniale. Meno efficace l'aver tirato in ballo anche Mussolini e la rivoluzione russa, indubbiamente molto attuali nella Berna del 1905, ma davvero difficili da incastrare in un romanzo giallo già occupato dal padre della relatività. Un'altra buona scelta è stata quella di aver accordato a Watson una maggiore libertà d'azione, giocando sui suoi tic e sulla sua visione puritana del mondo: avergli fatto incontrare – proprio a lui così per bene e morigerato – un produttore ante litteram del viagra è stata un'idea decisamente carina, ma l'autore, probabilmente per prudenza, ha preferito non giocare la sua carta fino in fondo e, forse, ha perso un'occasione. Non sempre convincente lo stile, più accurato di quello di Conan Doyle, ma anche meno dotato di ritmo.

Comunque non c'è male, anche se il romanzo viola la regola numero uno (o forse la numero due) del genere giallo (eh già! Se vi dico qual è, poi è inutile che lo leggiate!).

Io, comunque, aspetto Marx. (S_3ves, da LN... )

L'investigatore dell'occulto è un personaggio fin troppo sfruttato nei fumetti e nei film degli ultimi anni: Dylan Dog, Martin Mistère, l'esperto di libri antichi sul demonio di Pèrez Reverte… O anche un personaggio dei fumetti molto più antico come Ichabod Crane, interpretato da Johnny Depp in Il mistero di Sleepy Hollow. Tutti detective un po' strani che, sulla carta o sullo schermo, viaggiano in contrade nelle quali la gente per bene e gli investigatori seri, che non credono a satanassi e stregoni, si tengono alla larga, se non altro per ragioni di buon gusto; ma ve lo immaginate Nero Wolfe alle prese con uno spettro assassino, o Hercule Poirot che esercita le sue «sceluline grisge» (celluline grigie) su un misterioso rituale per conquistare l'immortalità? Assurdo! E riuscite a figurarvi il freddo e logico Sherlock Holmes che contrasta, usando poteri esoterici, un superlama esperto di magia tibetana?

No, vero? Beh, siete scarsi si fantasia e, soprattutto, non conoscete bene il vostro eroe: Holmes non si è mai fermato davanti a concetti limitati come «improbabilità». E lo dimostra in :

Il mandala di Sherlock Holmes

a cura di Jamyang Norbu

Instar libri, 2002 € 16,00

Trad. di Grazia Maria Griffini

Il romanzo comincia con il classico espediente del manoscritto ritrovato ma, già dalle prime pagine, l'autore, Norbu, – tibetano D.O.C., autore di numerosi saggi, già membro del governo tibetano in esilio e con qualche pendenza con il governo cinese – si rivela un appassionato di S. H. decisamente originale. Intanto Conan Doyle non è la sua unica passione letteraria: l'altra è Kipling. Di entrambi aveva divorato i libri da ragazzo, nella scuola di gesuiti frequentata a Darjeeling. Se avete letto Kim ricorderete forse Hurree Chunder Mookerjee, Hurree babu, il grasso e simpatico agente segreto bengalese ricalcato su uno studioso bengalese veramente esistito, esperto – guarda caso – in tibetologia. Perché non coniugare le sue due passioni, deve aver pensato Norbu, e magari cogliere l'occasione di raccontare agli occidentali un po' di storia del suo Paese, un po' della politica imperialista dei governi cinesi (tutti, compresi quelli comunisti)? Il risultato è un libro delizioso che riempie il famoso «vuoto» nella vita di Sherlock (i due anni trascorsi in Tibet con il nome di Sigerson, dopo il duello quasi mortale con Moriarty), riunisce in una grande avventura Holmes e il babu, riprende il tema del giovane Dalai-lama che raggiunge la maturità anche grazie all'incontro con un occidentale, descrive un paese fantastico ed esplora un tratto caratteriale di Holmes che Conan Doyle aveva soltanto adombrato. Già, sotto la scorza scettica e il rigore del ragionamento, Sherlock nasconde un animo mistico che, trascurato, lo fa cadere in depressioni inspiegabili tollerabili soltanto grazie al violino e alla cocaina. Ma una volta arrivato in Tibet, chiamato nientemeno che dal segretario del Dalai-lama per dipanare un mistero e aiutarli contro gli invasori cinesi, Sherlock si sente finalmente a casa. Ne ha ottimi motivi, sapete? Ma attenzione, Sherlock non è l'unico ad avere una pelle dura, anche Moriarty è molto coriaceo e anche lui, nella sua animaccia nera, nasconde qualche piccolo segreto.

Un romanzo piacevole non soltanto per gli impallinati di Baker Street (che sono veramente tanti, sparsi ovunque, persino in Tibet, chi lo avrebbe mai detto?), o per gli amanti di Kipling (io che faccio parte di entrambi i gruppi mi sono divertita il doppio), ben scritto, riprendendo con abilità e amore, senza tradirli ma senza esagerare con la fedeltà a tutti i costi, i personaggi del detective e del babu. Non mancatelo, leggendo scoprirete un sacco di notizie sul Tibet e magari vi ficcherete in testa l'insana idea di fare un giretto da quelle parti. E, a libro chiuso, soddisfatti per la sorte dei due protagonisti, avrete imparato persino un discreto numero di espressioni indiane e tibetane. Acha, l'edizione italiana è una buona prova della nuova Instar libri, un volume curato, con la copertina che riprende quella dei gialli dell'epoca di Doyle, tra quelle scelte ancora dal compianto Gianni Borgo.

Nel sito http://www.tibetanliberation.org/articlejamyangnorbu.html potrete trovare un articolo di Norbu sul Tibet. (S_3ves da LN 25, primavera 2003)

Ted Riccardi

I casi orientali di Sherlock Holmes. Nove avventure degli anni perduti

Ponte alle grazie 2004, ed. or. 2003, € 15,00

trad. dall'inglese di Stefano Beretta e Mario Fillioley

Ted Riccardi, orientalista specializzato nelle culture dell'India e del Nepal alla sua prima prova narrativa. Come già Il mandala di Sherlock Holmes, di Jamyang Norbu [cfr. LN 25], il libro riempie i due anni «vuoti» di Holmes, quelli compresi tra la sua «morte» durante la lotta contro Moriarty e la sua riapparizione (provocata dalle vigorose proteste dei lettori) a Londra. Molto reticente, Holmes non rivelò mai a Watson i particolari di quel suo vagabondaggio in Tibet, con grande gioia di noi fan che oggi possiamo goderci altre avventure apocrife. Norbu, ad esempio, è riuscito a coniugare felicemente passione letteraria e passione civile in un libro delizioso che, senza tradire il personaggio, ne esplora la vena mistica soltanto suggerita da Conan Doyle.

Ho cominciato i racconti di Riccardi, incuriosita dal fatto che si svolgessero nei medesimi luoghi e nella stessa epoca di un altro libro che stavo leggendo (Il grande gioco. I servizi segreti in Asia Centrale, di Peter Hopkirk, Adelphi 2004, cfr. LN 30), citando anche qualcuno dei «giocatori». La cosa migliore del libro è la postfazione (da bastian contrario, l'ho letta prima dei racconti), che narra il fortunoso ritrovamento dei manoscritti di Conan Doyle sugli anni mancanti. Meno entusiasmanti i casi, a cominciare dallo stile legnoso (che, però, attribuirei a un concorso di colpa con i traduttori). Le competenze accademiche e gli interessi dell'autore ci offrono alcune immagini suggestive e spunti storici e linguistici interessanti (ma appesantiti da un'eccessiva puntigliosità), ma i «casi» sono una vera delusione per gli appassionati: costruzioni cervellotiche piuttosto che ingegnose, spesso giungono – attraverso percorsi astrusi e informazioni poco significative – a soluzioni indipendenti dall'astuzia e dall'intuizione di Holmes.

Il vero Holmes, pur vincolato da una serie di caratteristiche rigide (l'estrema e pervicace razionalità, il rifiuto di concedersi al fascino femminile e al sentimento, il suo carattere profondamente vittoriano ecc.) era – letterariamente parlando – abbastanza «persona» da alimentare una lunga tradizione non soltanto di calchi ben riusciti ma anche di esplorazioni apocrife degli aspetti meno noti della sua personalità. L'Holmes di Ricciardi, invece, non soltanto non aggiunge nulla al personaggio ma lo tradisce attribuendogli sentimentalismi, ansie di paternità e una curiosa ipersensibilità al male inteso come entità metafisica, piuttosto che prodotto della mente umana come vorrebbe la tradizione holmesiana. Peccato, perché qualche suggerimento interessante ci sarebbe anche in questa nuova versione, ad esempio un punto di vista critico sulla politica imperialista dei connazionali, che però Ricciardi non approfondisce e, anzi, lascia cadere dopo poche righe. (S_3ves, adattamento da LN 30, estate 2004)

Infine uno dei tanti racconti che si possono pescare in Rete, gradevole anche se non eccelso, va segnalato almeno per due motivi di interesse. Potrete leggerlo nel sito

http://web.tiscali.it/markbernardini/varshavskij2.htm

Il'ja Varšavskij

Nuove notizie su Sherlock Holmes

In «Fantastika 1964», Moskva, pp. 222-225.

Trad. Mark Bernardini in «Rassegna Sovietica», N°6, 1987

Con il solito acume, il detective londinese conclude in pochi minuti una difficilissima indagine. Le performances deduttive di Holmes sono sbalorditive, quasi inumane, e ricordano quelle surreali del personaggio di Jo Soares.

Due i motivi per leggere il racconto: la conclusione a sorpresa e la sua data originale di pubblicazione; se fosse stato scritto oggi strapperebbe soltanto un sorriso, ma è stato pubblicato negli anni Sessanta e costituisce, oltre che un simpatico sberleffo, un piccolo, scherzoso anello di congiunzione con la narrativa d'anticipazione di quel periodo.

Note

1)N. Meyer, La soluzione sette per cento Fabbri, Milano, 2003

2)J. Norbu Il mandala di Sherlock Holmes, Instar libri, Torino, 2002

3)E. Solito, L'avventura del minatore mattiniero, http://soalinux.comune.firenze.it/holmes.htm

4)A. Lecaye Einstein e Sherlock Holmes, Hobby & Work, 2002

5)J. Soares - Un samba per Sherlock Holmes - Einaudi «tascabili», Torino 2001

6)M. V. Wellman e W. Wellman, La guerra dei mondi di Sherlock Holmes, Mondadori «Urania», 885, Milano 1985*

7)R. Goldsborough Delitto in Mi minore, Mondadori «Gialli», Milano*

8) Millenium Bug http://soalinux.comune.firenze.it/holmes.htm

9 )J. Soares, Einaudi

10) La guerra dei mondi di Sherlock Holmes, Mondadori

11)J. Landis, Lo strano comportamento delle vespe in Quando gli alieni invasero la terra, a cura di P. Nicolazzini, Nord, Milano, 1996*

12) Young Sherlock Holmes (distribuito in Italia con il titolo Piramide di paura), regia di Barry Levinson, soggetto e sceneggiatura di Chris Columbus, U.S.A. 1985.

http://next.videogame.it/html/articolo.php?id=4014

I volumi contrassegnati con * attualmente non sono in catalogo

N.B. dal romanzo di N. Meyer, Soluzione sette per cento, è stato tratto il film omonimo con Robert Duvall, Samantha Eggar, Nicol Williamson, Lawrence Olivier, Vanessa Redgrave e altri, per la regia di Herbert Ross, U.S.A. 1976

Siti interessanti

www.sherlock-holmes.uk

www.sherlockian.net

www.evaorg/sherlock/sherlock_atlas.html

wwws.herlock-holmes.org.uk

www.bakerstreet22ib.de/canon (The complete Sherlock Holmes)

www.sshf.com (sito francese ricco di racconti apocrifi)

www.zherlock/magazine.it (sito con concorso)

http://www.parkcity.ne.jp/~hirayama/index.htm (sito giapponese)

http://www.see.it/holmes

http://www.sherlockmagazine.it/html/sherlock_holmes.html (portale italiano dedicato al detective) http://www.londraweb.com/Siti_italiani_su_Holmes.htm

http://www.londraweb.com/Sherlock%20Holmes.htm (con molte informazioni, tutti i racconti del Canone holmesiano in inglese e una visita virtuale alla «casa di Baker Street»)

http://digilander.libero.it/discollector/interest15.htm che riporta un utile elenco di titoli di narrativa originale e apocrifa con protagonista Holmes.

Non sono soltanto gli autori a rivisitare Holmes, la figura del detective ha tentato anche gli appassionati di giochi; di seguito, a cura di Davide Mana, un excursus nell'universo ludico: dai semplici giochi da tavolo ai più complessi e soddisfacenti giochi di ruolo, ai giochi interattivi, all'indagine virtuale.

Giocare (con) Holmes

Le possibilità ludiche offerte dal genere poliziesco sono state immediatamente riconosciute da giocatori e creatori di giochi (e dai romanzieri! Non dimentichiamo le sfide al lettore contenute nei romanzi di Ellery Queen).

Sorvoliamo su Cluedo (che comunque ha il dubbio onore di essere l'unico gioco da tavolo ad aver generato un film – il generalmente dimenticabile Clue, del 1985 – e due serie televisive), e ricordiamo brevemente Consulting Detective, che aveva Holmes in copertina e che forniva ai giocatori casi più o meno intricati nel più puro stile «alla Conan Doyle»; uscito alla fine degli anni Ottanta (il canto del cigno dei giochi in scatola tradizionali), non ci risulta sia mai più stato ristampato.

Negli anni Venti, era popolare in Gran Bretagna un volumetto noto come The Baffle Book, che conteneva una cinquantina di «casi» polizieschi descritti e illustrati. Il lettore era invitato ad analizzare i dati a disposizione e a formulare quindi una propria ipotesi sulla soluzione del caso. Si trattava di casi piuttosto semplici, un po' sul genere di quelli che hanno normalmente per protagonista il fantomatico Signor Brando, che «La Settimana Enigmistica» pubblica con regolarità.

Negli ultimi anni hanno avuto molto successo, nei paesi anglosassoni, i «delitti in scatola» – kit prefabbricati contenenti tutti gli indizi, e le informazioni da distribuire sulla «scena del delitto», più una scelta di extra (cartoncini d'invito, colonna sonora ecc.), progettati allo scopo di permettere a un padrone di casa di allestire un «party con omicidio».

Al confine fra il party con il morto, il teatro immersivo e il gioco di ruolo dal vivo sono invece i vari week end tematici offerti da una varietà di organizzazioni in Italia e all'estero – si affitta una camera a pensione completa per il fine settimana e, compreso nel prezzo, ci sono l'omicidio (di solito nella sera di sabato) e la successiva indagine.

Role-playing Holmes

Curiosamente (o forse no, come si vedrà), di tutte le letterature di genere, quella che ha faticato maggiormente nel trasferimento al gioco di ruolo è proprio il poliziesco.

Mentre esistono giochi che permettono di simulare dalle storie di cappa e spada ai romanzi rosa, dai fumetti alla fantapolitica, il poliziesco rimane pochissimo rappresentato.

Il leggendario Mercenaries, Spies & Private Eyes, progettato dallo scrittore e game-designer Michael Stackpole per la Flying Buffalo negli anni Ottanta presentava meccaniche generiche e un sistema di gioco (per l'epoca) innovativo, ma se giocare da mercenari o da spie era facile e divertente, il gioco imperniato sull'investigazione privata di solito si spegneva dopo un paio di partite fra il disinteresse generale.

Erano partite lunghe, noiose, e spesso ben poco soddisfacenti.

Da una parte, infatti, il master o narratore deve avere sotto controllo e sulla punta delle dita tutti i fatti e tutte le variabili, e dev'essere in grado di presentare ogni singolo elemento nella maniera più neutra possibile; evidenziare infatti un dettaglio fondamentale equivale a regalare la soluzione ai giocatori.

Giocatori che di solito sono troppi – il poliziesco è un genere per lupi solitari o per coppie ben affiatate. Immaginate Uno Studio in Rosso con sette scapestrati al posto di Holmes, e avrete un'idea di come il gioco di squadra tipico del role-playing non si adatti all'investigazione.

L'unico gioco di ruolo che faccia direttamente menzione di Holmes fin dal titolo è l'italiano Holmes & Company, di Lotronto & Torre, pubblicato nel 1989 dalla E Elle di Trieste e mai più ristampato.

Un bel volume cartonato, con illustrazioni di Vittorio Giardino (il cui detective hard boiled bolognese, Sam Pezzo, campeggia sulla copertina), il gioco prevedeva due set di regole, permettendo di giocare sia il giallo classico (alla Holmes, appunto) sia il giallo d'azione (in stile Philip Marlowe). Con poco più di venti pagine dedicate alle regole, il grosso del volume era farcito di un buon numero di scenari altamente dettagliati, che sottolineavano qual era e quale rimane il grosso problema del gestire un poliziesco in forma di gioco di ruolo.

Ma Holmes, come si è visto nella sezione dedicata alla narrativa, non è un personaggio che si limiti al poliziesco ortodosso, e nel corso degli anni è stato precettato dall'horror, dalla fantascienza (specie dal cosiddetto steampunk) e dai cartoni animati.

Mediato attraverso queste forme, l'investigatore di Baker Street è rientrato nell'arena del gioco, comparendovi essenzialmente come "personaggio non giocante" – una figura con la quale i giocatori possono interagire ma della quale non hanno il controllo.

E d'altra parte, chi avrebbe la faccia tosta di assumere un ruolo tanto impegnativo quanto quello della miglior mente analitica dell'epoca vittoriana?

Fra tutte le incarnazioni ludiche holmesiane, le più succose rimangono quella proposta ai giocatori dello steampunk Castle Falkenstein, che essendo ambientato attorno alla metà del diciottesimo secolo ci offre un Holmes giovane, con ottime prospettive accademiche quale chimico, e tentazioni artistiche come violinista di talento, e l'Holmes quasi febbrile che agisce da ago della bilancia in Cthulhu by Gaslight, dello specialista in giochi vittoriani Marcus Rowlands; l'avventura, che ha il suo climax a Stonehenge, fa schierare Holmes e i giocatori contro un Moriarty ben deciso a consegnare tutto il nostro pianeta nelle mani (o appendici equipollenti) dei Grandi Antichi lovecraftiani.

Sempre Rowlands presentò i dati per giocare i personaggi di Holmes e Watson nell'eccellente e filologico Forgotten Futures – un gioco basato sulla fantascienza vittoriana ed edwardiana; maggior risalto ebbe tuttavia il Professor Challenger, altra creatura di Doyle, al quale Rowlands dedicò un intero volume del suo sistema.

E merita infine di essere ricordato l'Holmes «agente informatico», disponibile ai personaggi dell'eccellente RPG fantascientifico Trinity, quale accessorio per il loro computer – si tratta di un software che si esprime in perfetto inglese, ha un potente algoritmo analitico ed è l'ideale per coordinare indizi e raccogliere informazioni attraverso la rete. Purtroppo non è intelligente, e talvolta va in crash.

Holmes Interattivo

La fortuna riscossa dalla serie televisiva prodotta negli anni Novanta dalla BBC, e considerata dagli estimatori l'Holmes definitivo, ha spinto un certo numero di case produttrici d'intrattenimento elettronico a pubblicare dei giochi per computer basati sui personaggi di Conan Doyle e portando un nuovo rinascimento nell'intrattenimento holmesiano interattivo.

I primi fuochi dell'età dell'oro erano bruciati, consumandosi rapidamente, all'epoca delle cosiddette «avventure testuali», sorta di versioni elettroniche alquanto grezze dei libri-game, nei quali il giocatore era (moderatamente) libero di decidere in quale direzione far sviluppare la trama battendo codici sui tasti di gomma del vecchio ma inaffondabile ZX Spectum. Era, dobbiamo ammettere a una generazione di distanza, un intrattenimento da nerd della più bell'acqua, ma per chi volesse ritrovare l'emozione (piuttosto tiepida) provata in quel lontano passato davanti a videate zeppe di codici ASCII, avventure testuali holmesiane sono ancora disponibili per il Pocket PC – come ad esempio Sherlock Holmes: Three Cases, scaricabile gratuitamente dal web.

Il secondo rinascimento, ormai agli sgoccioli, ci ha dato invece titoli come Sherlock Holmes and the Mistery of the Mummy e Sherlock Holmes: The Silver Earring, che hanno raggiunto negli ultimi anni gli scaffali dei nostri rivenditori e i nostri PC; pochi anni or sono avevamo visto la serie di The Lost Adventures of Sherlock Holmes e decine di altre implementazioni. In tutti i casi, si tratta di visitare il luogo del delitto (e altre location) raccogliendo indizi e svelando infine il mistero.

L'investigazione classica, con l'occhio all'indizio e all'esplorazione, si adatta piuttosto bene a motori in stile «punta e clicca», e se l'azione scarseggia, almeno le scenografie vittoriane ricreate in 3D garantiscono un'atmosfera degna dei film - quelli con Basil Rathbone, magari, piuttosto che quelli con Jeremy Brett.

Nessuno degli epigoni digitali di Holmes è finora riuscito, comunque, a bissare il successo – non solo in termini di giocabilità, ma soprattutto di simpatia e divertimento – dell'eroe hard-boiled interattivo Tex Murphy, protagonista della serie di gialli interattivi di maggior successo mai prodotti, e per un breve periodo protagonista della propria serie di romanzi.

E fra tutte queste uscite ispirate ad Holmes, forse la più soddisfacente rimane comunque Consulting Detective, nominalmente ispirato al gioco in scatola dal medesimo titolo; si tratta di un film interattivo (uscito nei primi anni Novanta), che replica le meccaniche delle vecchie avventure testuali – si guarda una scena e poi si decide fra un ventaglio di opzioni, passando all'appropriata scena successiva. Scopo del gioco, arrivare alla soluzione finale.

Piuttosto divertente, interpretato da veri attori (anche se di seconda classe) anziché da pupazzi CGI, e articolato attorno a tre casi (The Case of the Mummy's Curse, The Case of the Tin Soldier e The Case of the Mystified Murderess), il gioco è stato recentemente ridistribuito su DVD, usando le opzioni di accesso alle scene del nuovo medium per consentire ai giocatori la scelta del percorso.

Holmes On-Line

Abbiamo già parlato (su LN 26) di Collective Detective, il sito della più vasta e agguerrita comunità di deduttori presente al momento on-line.

Articolata attorno a un sito e a una serie di bollettini elettronici, la comunità di Collective Detective si pone lo scopo ultimo di risolvere, mettendo in comune le risorse intellettuali di tutti i partecipanti, qualsiasi tipo di enigma o mistero venga sottoposto all'attenzione dei membri.

Si tratta di Holmes alla milionesima potenza, una sorta di super-entità che ha (potenzialmente) tutte le conoscenze e tutte le capacità intellettuali del mondo.

E mentre scienziati, ricercatori e filosofi dibattono su che cosa ciò potrà significare per il futuro della nostra società, i ragazzi di CD giocano.

A tutto.

Per chi invece volesse lavorare da solo, ma comunque all'interno di una comunità, potrebbe essere di un certo interesse Sleuth, gioco di ruolo on-line e gratuito creato dalla Hypotetical Software. Basta registrare un nome (quello del nostro detective) e una password, per accedere a una serie di intricate indagini poliziesche.

E forse, per finire, il gioco più bello, e più holmesiano, quello che meglio si adatta alle emergenti comunità virtuali da una parte e dall'atmosfera ovattata del 221b di Baker Street, è il gioco che da anni praticano, ogni settimana, i membri del club The Hounds of the Internet, braccio telematico del club holmesiano per antonomasia, gli Irregolari di Baker Street.

Ogni settimana, da dodici anni, i membri della mailing list Hounds-L leggono uno dei racconti del canone, e passano poi la settimana successiva a dibatterne, esaminandolo da ogni possibile punto di vista, analizzando le alternative, sottolineando gli errori o le intuizioni, e in generale sviluppando un corpus di sapienza holmesiana che non ha paralleli.

 
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Autore Albero