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Pubblicato il 04/05/2005



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Philip Roth
Il complotto contro l'America
Einaudi
€ 18,50
Vincenzo Mantovani

Philip Roth non è un autore di sf né di fantastico. Le sue narrazioni vertono per lo più sul rapporto, complesso e conflittuale, tra la cultura tradizionale ebraica e la società americana. Ne Il complotto contro l'America la cultura ebraica delle famiglie americane si presenta irrimediabilmente sdoppiata. A una cultura «perdente», quella democratica e roosveltiana della famiglia Roth, si contrappone una cultura ebraica «vincente», ambigua e compromessa con il potere, incarnata dal rabbino Bengelsdorf, sostenitore del nuovo presidente americano eletto nel 1940: Charles A. Lindbergh.

Ogni mattina, a scuola, giuravo fedeltà alla bandiera della nostra patria. Ne cantavo le meraviglie con i miei compagni durante i programmi collettivi. Ne osservavo con entusiasmo le feste nazionali, e senza ripensamenti sul mio feeling per i fuochi artificiali del Quattro Luglio o il tacchino del Ringraziamento o le due partite del Decoration Day. La nostra patria era l'America.
Poi i repubblicani nominarono Lindbergh e tutto cambiò.


Protagonista e io narrante del romanzo un bambino di sette anni, Philip Roth, appassionato collezionista di francobolli.
Philip è testimone, curioso e incerto più che spaventato, del crescere dell'intolleranza antisemita in un'America rimasta neutrale mentre la Germania nazista dilaga in Europa. Gli Stati Uniti guidati da Charles Lindbergh firmano un trattato di non aggressione con le potenze dell'Asse (il trattato d'Islanda), organizzano soggiorni in campagna per i giovani di famiglia ebraica per «rieducarli» e «favorire l'integrazione» – soggiorni che ricordano sinistramente la Kraft durch Freude nazista –, fanno pressione sulle aziende perché impongano ai datori di lavoro il trasferimento del personale di origine ebraica allo scopo di smembrare le comunità giudee dell'Est americano.
Philip prende coscienza poco a poco di far parte di un gruppo umano ritenuto pericoloso per l'America.

Il semplice segreto della potenza narrativa (e politica) del romanzo di Roth è nella scelta del protagonista, un bambino sveglio e vivace ma che tuttavia non riesce a comprendere appieno le dimensioni della tragedia storica che gradualmente sta obbligando la sua famiglia a una vita da perseguitati. I Roth scoprono che il governo li ritiene ebrei prima che americani, portatori di una pericolosa «doppia identità». Un percorso che per milioni di ebrei europei fu l'anticamera del campo di sterminio. Ma la «questione ebraica» resta una locuzione incomprensibile per il piccolo Philip, che non si è mai soffermato sulla propria identità etnica.
La definizione della categoria «ebrei» è un incantesimo maligno e inarrestabile, un metaconcetto che crea una frattura nella società civile e con il quale anche chi è ostile all'amministrazione Lindbergh deve fare i conti. Difendere «gli ebrei» come categoria è infatti riconoscere implicitamente questa frattura, non riuscire a ritornare al punto di partenza, quando gli «ebrei» non erano ancora altro rispetto al complesso della società americana e non ancora definiti come portatori di un interesse separato.
Ciò che riesce difficile comprendere per chi è nato anni dopo la fine della seconda guerra mondiale – il diffondersi dell'intolleranza, la nascita del sospetto e della paura, la complicità, la delazione, i piccoli e grandi compromessi, i tradimenti – nel romanzo di Roth viene gradualmente e pazientemente ricostruito, come nell'esperimento in vitro di un olocausto possibile.
L'America non è mai stata immune dall'intolleranza, dal fanatismo, dal pericolo di una democrazia che si automutila nel nome degli «interessi nazionali». American First è stata sciolta all'indomani del bombardamento di Pearl Harbour, ma il suo messaggio di fanatismo e intolleranza è ben vivo e presente.
L'isterica paura della diversità rivive oggi – grottesca e maniacale – nelle parole d'ordine della destra americana più retriva e brutale, nei libri di Ann Coulter, l'Oriana Fallaci della nuova destra statunitense, che riabilita il senatore McCarthy e accusa i democratici di tradimento.
Se volete riconciliarvi con gli Stati Uniti, la loro storia e i loro autori non perdetevi questo libro di Roth. Eccessivo, partigiano, a tratti quasi imbarazzante nella sua animosità è il ritratto di un'altra America che gradualmente sta scomparendo alla nostra vista, eclissata dall'aggressività imperiale delle amministrazioni Bush.

la versione completa di questa recensione apparirà sul numero 34 di LN-LibriNuovi, in uscita a giugno 2005
 
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Autore Albero